Testi - critica


Il Paradiso dei giochi e colori

Un libro di fiaba scritto da Daniele Cerù, Redattore Gigliola Fontanesi, Contributi Massimiliano Sbrana, GaMec CentroArteModerna Pisa-Italia

Disponibile su Amazon

Seduta, la sua veste lunga, il cappello grande, è la Fanciulla Sofia, sempre presente a osservare i suoi Burattini che nel Parco "Il Paradiso dei Giochi e colori" si mettono in evidenza con i suoi giochi Fantastici, perché questo per loro è un mondo magico fatto di fiori colorati di stelle e animali simpatici e divertiti di partecipare ai giochi. Nel Parco " Il Paradiso dei giochi e colori" tutti i giorni ci sono storie fantastiche, è come si entrasse in un mondo magico. Fai attenzione di non entrare in questo Parco, perché sarai coinvolto e preso di mira, per nuove esperienze di gioco, come è stato per la giraffa, il pesce e l'anatra. Ecc...


Estratto dalla presentazione di Lodovico Gierut. Mostra Personale "Il paradiso dei giochi e colori 2" di Daniele Cerù c/o Studio d'Arte "La Marina", Pietrasanta, (LU,Italia) Settembre 2020

 

 

Su Daniele Cerù.

 

19 Settembre 2020.

Questa mostra, presentata nel cuore di una Pietrasanta attivissima e ben nota a livello internazionale, rappresenta uno dei momenti di passaggio di Daniele Cerù.

E' pittore a tutto tondo, nel senso dell'abbinamento cromatico e segnico; da qualche anno a questa parte s'è dedicato pure alla scultura – cosa che qui in Versilia e più generalmente nell'intera area apuana per molti è un fatto positivamente inevitabile – e faccio ovviamente riferimento a quella con la S maiuscola, a quella della manualità che un vetero-critico d'arte come me apprezza.

Ha un carattere schivo, molto riservato, ma nel corso delle stagioni s'è fatto conoscere sia in Italia che all'estero e a tal proposito, lo ricorderanno altri suoi colleghi ed estimatori che da tempo ne seguono l'attivo viaggio, mi piace rammentare la sua partecipazione, oltre a molte altre, ad una indimenticabile Collettiva tenutasi nel 2014 a Palazzo Berlaymont, sede dei Commissari europei – a Bruxelles, città che l'aveva ospitato fin dal 2011. Fu un significativo “viaggio in Europa” ben raccontato e interpretato da lui come da altri protagonisti quali Gabriele Vicari, Massimo Facheris, Franco Del Sarto, Alberto Bongini, Riccardo Luchini...

Pure lì ebbe consensi, legando la sua innegabile fantasia all'esaltazione di un tutto per cui il sogno si univa in maniera delicata alla realtà.

Dicevo dell'impossibilità di elencarne le personali e le mostre di gruppo fatte a Milano come a Pisa, Forlì, Viareggio, Firenze..., in Polonia e in Romania e ovviamente in Belgio, data l'ampiezza di un curriculum ben segnato da Gigliola Fontanesi, che con altri esperti d'arte, letterati, giornalisti e via dicendo, ne ha tratteggiato le tappe.

Daniele Cerù non è il tipo che chiede o sgomita, e se l'elenco delle sue presenze pubbliche è già corposo, lo si deve proprio a chi – a volte con un poco di fatica – lo sprona a presentare al pubblico le carte, le tele e le sculture, con i suoi amati soggetti.

Io stesso son dovuto andare a cercarlo, ma ha sempre accettato a partecipare a certe mie iniziative.

Gli piace lavorare, chiudersi nella stanza/studio con i suoi sogni ad occhi aperti pur se ogni tanto – ultimamente a Seravezza – l'ha fatto all'aperto, tra la gente.

Va apprezzato per la verità, per l'autenticità, per l'autonomia espressiva di ciò che fa, giusti i concetti per cui, in un ambiente qual è quello dell'arte, una delle cose essenziali è l'essere se stessi, tant'è che le parole di una lirica a me particolarmente cara intitolata “L'arte” risultano positivamente efficaci.

Arte,/ sorreggi/ la solitudine/ dell'uomo/ e/ traccia comete/ nel cammino effimero”, dove la parola “effimero” è intesa come “passaggio”.

Il “passaggio” di Daniele Cerù – l'ho sottolineato all'inizio – è dunque qui a Pietrasanta, non è l'Itaca di Konstantinos Kavafis, mi riferisco alla poesia più nota del grande poeta greco, ma è un porto, un attracco momentaneo da cui far ripartire la sua verità creativa.

E' una verità che si presenta davanti a noi con una serie di ricami grafico/pittorici che sono le pagine del suo diario in cui sostano più e più simboli fissati con espressività lineare, come evidenzia l'analisi fatta da Gigliola Fontanesi nella quale sottolinea il lavoro “in continua evoluzione … caratterizzato dalla continua ricerca di nuove tecniche e diverse sperimentazioni di materiali, supporti e di composizione...”.

Non manca, vellutata e attiva, la farfalla brillante e leggera che fa pensare ad uno vero e proprio spirito viaggiatore.

Ognuna delle farfalle è circondata – non racchiusa – da segni e segnali svolazzanti, tanto che portano alla mente di molti le strade più varie, soprattutto quelle della vitalità e del messaggio positivo, della felicità e del gioco perennemente giovane.

Che dire, poi, della varietà degli uccelli quasi sempre in volo, cioè mai statici?

Dal piccione al cigno, dalla colomba all'aquila e alla gru, alla cicogna e al colibrì, in Daniele Cerù diventano veri e propri messaggeri del tempo.

Vi immette un'immaginazione serena in cui sottolinea la libertà, veleggiando e facendo capire un incontenibile amore per la conservazione della natura.

Eccoci agli alberi, e così troviamo l'olivo dell'eternità e della pace, come altri alberi definiti da un tema interpretato quasi sempre in modo delicato, cosicché non è difficile vederli trasformare persino in fiori che tendono innegabilmente all'alto.

Il “suo” Eden brulica di energia cromatica, coi rossi che si sposano ai verdi e ai gialli, ai viola, poi c'è il blu e il marrone, l'arancione, il nero e il grigio, ovvero una alternanza che mi fa venire in mente il test di Lüscher per cui, travalicando la forma, il rettangolo magico diventa lo specchio delle sue sensazioni, autentico racconto di un attimo, di un periodo, di un incontro.

E' puntuale pure una fanciulla che sembra attendere l'amato, ma spesso fa parte della natura ben circondata dalla vita come ne “La piccola cicogna” e in “Sofia seduta”.

Se poi guardiamo, qualche altro esempio non guasta, “Bandiera al vento”, “Il razzo che parte”, “La giraffa del circo”, non è difficile avvertire quanto la sua fantasia cerchi lo spazio, e non sarebbe male vedere certe sue tele ampliarsi, andare oltre le canoniche misure che sono sicuro riempirebbe di questa sua irrefrenabile, insaziabile gioia di vivere, ma pure di forte impegno.

La mia mente, di fronte a quest'ultima parola, impegno, mi porta a quanto scrisse – moltissimi anni fa – Renzo Simi, figlio del pittore Filadelfo, in occasione della presentazione di Pietro Annigoni nella sale del Lyceum, a Firenze (2): La probità artistica, lo spirito di abnegazione, il rispetto dell'arte e del proprio lavoro sono qualità morali indispensabili ad ogni artista serio e fanno parte di quel contenuto spirituale ed umano che ogni opera di vera poesia possiede”.

E' interessante osservare come qualsivoglia sua “creatura”, che sia dipinto, disegno o scultura – termine che a qualcuno potrà apparire perlomeno insolito, ma per me sicuramente calzante per la gioiosa espressione che la tratteggia – sia un palcoscenico pieno e coerente, dove i soggetti si sposano con le scenografie diventando un corpo unico.

A Daniele Cerù questo paradiso sempre giocoso, perennemente positivo, sembra però non essere sufficiente; ogni capitolo, una volta definito, tende verso un'altra storia, come un albero al cielo.

Persino una scultura di piccole dimensioni, o un tondo di ceramica, oltre alla pulsazione cromatica che copre con morbidezza sicura la forma, suggerisce un viaggio di scoperta.

Che sia un cavallo o un pesce, anche qui mi fermo a ristretti esempi senza però dar loro un titolo, raccontano piccole e grandi storie illuminate da pennellate dorate, bluastre, da marroni bruciati e da altri colori, con spazi felici che nell'insieme ci fanno comprendere quell'istinto per la bellezza e per la continuità che gli sono propri.

Ritorno all'infanzia?

Forse, specialmente ammirando il primo soggetto prezioso ed elegante; nel secondo, – il pesce, tipico dell'elemento acqueo – si afferma un'innegabile voglia di andare avanti, sorvolando i dissesti e gli orrori che ci circondano, perpetrati dall'egoismo umano.

Cerù ha la curiosità nel sangue, sì da non fermarsi e fantasticare, tornare quasi bambino per percorrere gli spazi di un proprio amatissimo Eden.

A questo punto mi si permetta portare all'attenzione pubblica ciò che Marilena Cheli Tomei, saggista e storica toscana, gli ha voluto dedicare in questi giorni settembrini.

E' difficile non essere attratti dai quadri di Daniele Cerù: storie che sembrano di immediata lettura ma che in effetti contengono una varietà di messaggi, un tripudio di colori brillanti e positivi, una fantasia ricca e sbrigliata in cui coesistono elementi reali e del tutto onirici, una fiaba in immagini.

E come nelle fiabe i luoghi e gli ambienti sono irreali perché ciò che conta è la totale regia della fantasia: una natura sorridente e curvilinea in cui i fiori sono alberi con corolle smaglianti, le onde ospitano volatili e il cielo pesci, il sole ha talvolta le caratteristiche delle antiche sonde spaziali e la fauna è rappresentata da animali la cui presenza evoca messaggi positivi.

L'arte di Cerù oscilla tra fiaba e sogno, cogliendo di entrambi l'aspetto più sereno e confortante; all'interno delle sue tele predominano morbide forme circolari o comunque curvilinee, e le uniche spigolose sono rappresentate dai tetti delle case i cui teneri colori smorzano ogni rigidità, più di un sole riscalda i ricchi paesaggi da cui sono banditi gli uomini e il cielo ospita con pari naturalezza stelle, razzi, sonde spaziali.

A sottolineare ancora di più l'aspetto onirico delle opere di Cerù, i diversi piani spaziali che si alternano nelle tele senza soluzione di continuità: non esistono il cielo e la terra in contrapposizione, ma semplicemente un sotto e un sopra con fantastiche reciproche incursioni, all'interno della natura esistono bolle di sosta e di rifugio che possono contenere animali, le figurine di maghetti o fatine, sempre presenti nelle sue tele, oppure improbabili paesaggi.

Ed arriviamo adesso alla “Fanciulla” che ritengo essere la narratrice di queste fiabe dipinte, assistita da uno stuolo di maghetti o fatine, in quanto non ne viene definita l'identità, ma solo il ruolo “magico”.

Questa figura è presente in tutte le opere, talvolta inserita in un sole benevolo oppure in un angolo della composizione o in primo piano, ma credo che sia essa a dettare le regole di questo mondo fantastico, essendone parte integrante.

In definitiva la “Fanciulla” e i suoi assistenti sono le uniche presenze non animali o vegetali delle opere e interagiscono con esse in piena armonia.

Persino gli elementi di modernità inseriti nelle composizioni sono un ponte tra realtà e fantasia: sono i maghetti a guidare i razzi forse verso un altro sogno, sono loro a cavalcare pesci o uccelli o la giraffa, magari all'interno di una bolla che somiglia ad una piccola e antiquata sonda spaziale.

La piacevolezza delle opere di Cerù è senz'altro motivo di interesse per il fruitore, ma vorrei invitare ad una lettura più profonda perché sono molti i messaggi al loro interno; prima di tutto l'armonia che egli è riuscito a creare tra fantasia e realtà con la compresenza di elementi futuristici mediati da figure fiabesche e di diversi piani di realtà, inserendo all'interno di strutture circolari ciò che può rappresentare un sogno, come in una bolla di sapone pronta a svanire al di fuori della prospettiva onirica.

Poi l'idea di una natura incontaminata e felice nei suoi elementi: farfalle, uccelletti, simpatici pesci che si trovano a vagare in realtà diverse da quella loro abituale, alberi/fiori dai colori opulenti, acque azzurre e pulite. Veramente un bellissimo sogno per la natura che stiamo ferendo di continuo!

L'esaltazione della famiglia nelle figure delle due cicogne, come sappiamo fedeli per tutta la vita, e il loro pulcino nelle mani della “Fanciulla”, il sogno di un felice rapporto tra l'umano e il mondo animale, anche questo sempre violato, in una atmosfera di armonia cromatica e di contenuti. E ancora la domestica giraffa cavalcata dalle solite figurine e pronta a porgere il collo ad un blando collare tenuto dalla fanciulla.

L'ideale della pace è nella colomba, simbolo universalmente conosciuto come messaggero positivo, che porta su di sé la fanciulla e i suoi assistenti, mentre tiene nel becco un piccolo cestino con la giraffa e, credo, il pulcino delle cicogne.

Vola la colomba forse verso altri sogni oppure per portare questi positivi messaggi ai pochi che sono in grado di comprenderli e di apprezzarli, perché sarebbe necessario che riuscissimo a mantenere dentro di noi un poco di mondo/bambino così come ci sta mostrando Daniele Cerù”.

L'esaustività di Marilena Cheli Tomei mi imporrebbe, a questo punto, di terminare questa presentazione, ma permettetemi ancora – guardando al titolo e ai contenuti – di includere il Nostro in uno dei gruppi tematicamente collegati, anche in modo ampio, alla cosiddetta “fantasia giocosa”.

Non è sbagliato accostarlo, pur se ognuno ha una propria personalità, ad altri miei amici: da Antonio Possenti, che ha interesse per il fruitore, ma vorrei invitare ad una lettura più profonda perché sono molti i messaggi al loro interno; prima di tutto l'armonia che egli è riuscito a creare tra fantasia e realtà con la compresenza di elementi futuristici mediati da figure fiabesche e di diversi piani di realtà, inserendo all'interno di strutture circolari ciò che può rappresentare un sogno, come in una bolla di sapone pronta a svanire al di fuori della prospettiva onirica.

Poi l'idea di una natura incontaminata e felice nei suoi elementi: farfalle, uccelletti, simpatici pesci che si trovano a vagare in realtà diverse da quella loro abituale, alberi/fiori dai colori opulenti, acque azzurre e pulite. Veramente un bellissimo sogno per la natura che stiamo ferendo di continuo!

L'esaltazione della famiglia nelle figure delle due cicogne, come sappiamo fedeli per tutta la vita, e il loro pulcino nelle mani della “Fanciulla”, il sogno di un felice rapporto tra l'umano e il mondo animale, anche questo sempre violato, in una atmosfera di armonia cromatica e di contenuti. E ancora la domestica giraffa cavalcata dalle solite figurine e pronta a porgere il collo ad un blando collare tenuto dalla fanciulla.

L'ideale della pace è nella colomba, simbolo universalmente conosciuto come messaggero positivo, che porta su di sé la fanciulla e i suoi assistenti, mentre tiene nel becco un piccolo cestino con la giraffa e, credo, il pulcino delle cicogne.

Vola la colomba forse verso altri sogni oppure per portare questi positivi messaggi ai pochi che sono in grado di comprenderli e di apprezzarli, perché sarebbe necessario che riuscissimo a mantenere dentro di noi un poco di mondo/bambino così come ci sta mostrando Daniele Cerù”.

L'esaustività di Marilena Cheli Tomei mi imporrebbe, a questo punto, di terminare questa presentazione, ma permettetemi ancora – guardando al titolo e ai contenuti – di includere il Nostro in uno dei gruppi tematicamente collegati, anche in modo ampio, alla cosiddetta “fantasia giocosa”.

Non è sbagliato accostarlo, pur se ognuno ha una propria personalità, ad altri miei amici: da Antonio Possenti, che ha lasciato una traccia indelebile, a Piero Bresciani, a Sabino Galante, a Paolo Lazzerini e ad altri che hanno visto nel gioco e nella fantasia che pulsa col colore una forma culturale cucita alla memoria similarmente al cosiddetto “coinvolgimento”, dato che sviluppano quella socializzazione già ben sottolineata da Jean Piaget.

Definisco Daniele Cerù uno sperimentatore che amando proporre immagini rassicuranti e ludiche, rigetta quegli estetismi di superficie purtroppo oggi tanto di moda che creano confusione nel grosso pubblico indotto a cadere nella rete della superficialità o peggio, in quella perpetrata da taluni “giochi di mercato” che niente hanno a che fare con la Cultura.

E’ se stesso e cosi, pur se ha già avuto molti giudizi positivi, lodo “Il paradiso dei giochi e colori 2” anche per l’onestà della comunicazione.

La comunicazione, come ha affermato lo storico dell’arte e pittore Franco Miele, scomparso nel 1983 (3), ci dice “ quale si la giusta via da percorrere, perché la vita significhi qualcosa e, significando qualcosa, assuma una struttura razionale, in ciò convincendoci ulteriormente dove è il bene e dove il male, dove è l’utile e dove il superfluo, dove è la disciplina e dove è l’anarchia; in breve dove l’uomo può educarsi, socialmente, religiosamente, moralmente, e perciò spiritualmente, religiosamente, moralmente, e perciò spiritualmente, a riconoscere il vero dal falso”.

 

Pietrasanta, settembre 2020.

Lodovico Gierut

Scrittore e critico d’arte

 

 

 

 

 

 

Note

(1)-Lirica di Marta Gierut (1977-2005).

(2)-Renzo Simi, Discorso per l'inaugurazione della mostra personale di Pietro Annigoni nelle sale del Lyceum, stampa Tip. Giannini & Giovannelli, Firenze 1939.

(3)-Franco Miele, Teoria e storia dell'estetica, U. Mursia, Milano 1965.

*

Estratto dalla presentazione di Lodovico Gierut. Mostra personale “Il paradiso dei giochi e colori 2” di Daniele Cerù c/o Studio “La Marina”, Pietrasanta (Lucca) I, 2020.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


La Fanciulla "Il giardino delle favole"

Daniele Cerù esprime la sua arte attraverso una pittura simbolica,tra favola e sogno, creando composizioni gioiose e ricche di colori.

Le sue opere raffigurano scenario fantastici dove paesaggi fiabeschi i sinuose figure femminili risveglia la fantasia di chi osserva.

I colori usati sia nelle loro tonalità forti che in quelle quelle più delicate pastello e le forme rotonde giganti evocano benessere e tranquillità.

Il suo percorso artistico comincia con composizioni a olio per evolversi in una tecnica mista molto personale che gli permette di mantenere quella spontaneità e fantasia che rappresenta l'asse portante del suo iter artistico.

Quella di Cerù non è una pittura immediata ma le sue opere si impongono al pubblico per originalità di tecnica ed eleganza del disegno.

In tutte le sue opere di Cerù possiamo riconoscere un personaggio principale, la donna,una sorta di < madre natura > sempre presente ma mai invadente.

La donna, come espressione di gioia di vivere è sempre parte integrante di un paesaggio più vasto dove le forme i colori di elementi paesaggistici come acqua, terra e piante ricordano allo spettatore i tipici paesaggi toscani.

Nastri e frammenti colorati contribuiscono a creare una sorta di continuità fra i protagonisti e i protagonisti del racconto.

Le marionette e le guardie che vediamo nelle opere più recenti di Cerù sono ispirate alla favola di Pinocchio, in onore della sua Toscana e sono immagini oniriche di personaggi del circo della vita.

I tratti curvilinei, già ben presenti fin dalle sue prime creazioni, diventano ancor più evidenti nelle ultime serie di opere dove spesso passano in primo piano, quasi volessero in qualche modo celare all'osservatore l'armonia del paesaggio retrostante.

Questi tratti curvilinei, con i loro diversi colori e rigorosità, rappresentano l'alternanza alti e bassi della vita, lasciando intravedere a tratti delle figure triangolari e spinose, veri e propri ostacoli che potrebbero essere incontrati verso il cammino.

Lungi dal voler rappresentare una visione oscura e negativa della vita, nelle opere di Cerù i personaggi sono spesso sopra o vicini ad una barca, pronti a soccorrerli dando loro la possibilità di passare incolumi attraverso quel mare mosso che diventa sinonimo del tragitto imperioso che è la vita.

La barca passa fra prosperità e bellezza rappresentate da grandi pesci e punti colorati come pietre preziose ma al tempo stesso i rivela in tutta la sua fragilità, sempre a rischio di infrangersi fra pericolosi “scogli” in agguato.

 

Gigliola Fontanesi

 

 

 


L'artista delle meraviglie a cura di Alessandra Rontini

Daniele Cerù, artista autodidatta viareggino, sceglie il linguaggio pittorico del racconto come specchio dell'anima che, se da un lato si apre sull'orizzonte dell'immaginario, dall'altro ripercorrere la dimensione esistenziale dell'uomo conduciendo all autocritica attraverso una interpretazione simbolica della realtà. L'arte di Daniele si rivela attraverso una pittura trasfigurata da sogno, della fantasia, della favola, e detto da un anima estrosa che irrompe nei suoi quadri. Nei racconti pittorici, il percorso immaginario dell'artista è tracciato da miti, leggende e fiabe che racchiude una rete di significati profondi attraverso i quali l'artista cerca di inviare il suo messaggio universale: il bene e il male, l'eroe, la principessa, i gendarmi, il pescatore e quant'altro sono motivi di narrazione comuni ed il compito del nostro artista è quello di produrre questo elaborato in pittura, quindi dare una illustrazione alle parole e colorare l'immaginario collettivo. Egli raffigura, con una tecnica compositiva del tutto originale, degli scenari fantastici nei quali spesso sono riconoscibili personaggi presenti nella memoria recondita di ognuno di noi, riuscendo con freschezza e spontaneità a risvegliare la nostra fantasia. Paesaggi fiabeschi dai colori accesi accolgono sinuose figure, generalmente femminili, che ci conducono verso un mondo surreale nel quale l'artista finalmente libero vola con la propria fantasia lontano da pregiudizi e compromessi, padrone delle proprie speranze donando al fruitore la sensazione che tutto sia possibile come in un gioco che poco a poco diventa realtà. Ma al di la' della apparente ottimismo ludico, a mio avviso l'arte di Daniele Cerù cela verità costruite attraverso una rappresentazione irreale enfatizzare da paradossi con risvolti inquisitori verso alcuni meccanismi viziati della società, ed è anche in questa ottica che a mio avviso dovrebbero essere letto alcune tra le più importanti opere di Daniele. L'esempio più evidente di questi viaggi simbolici nell'arte di Cerù lo possiamo riscontrare nella serie di opere dedicate alla favola di Pinocchio dove il personaggio principale è un "burattino" cioè una marionetta mossa da fili che anche in un contesto il più colorato e divertente possibile è sempre una condizione restrittive della libertà personale mentre la vera protagonista dell'intera favola è "l'illusione" che si diverte ad insinuare le debolezze dell'essere umano. Il linguaggio pittorico di Daniele non è diretto egli utilizza piacevoli e sottili escamotage attraverso i quali si innesta profonde riflessioni; la sua non è una pittura immediata, ma al contrario è filtrata da colorate metafore che conducono inevitabilmente a risvolti meditativi. Egli si presenta al suo pubblico cosi com'è, persona schietta, onesta e pulita che ama entrare silenziosamente, quasi "in punta di piedi", nell'anima del suo prossimo, egli non ama provocare, preferisce allietare, far gioire, se possibile divertire e, attraverso un atteggiamento sempre positivo, soffermarsi su aspetti della vita talvolta inafferrabile. Artista poliedrico Daniele Cerù passa con abilità dalla tecnica ad olio e quella  attuale dell'incisione su affresco grazie alla quale si impone al pubblico per originalità compositiva e decorativa. La sua è un'arte in continua evoluzione che egli personalizza rendendo la unica nel suo genere quando di mostrando il suo amore per la natura ne dà una rappresentazione enfatica  imponiendo forme inverosimili di un mondo ideale vissuto attraverso i propri sogni, o propri ideali, ma saranno sempre l'eleganza del tratto e la fantasia grafica e cromatica a catturare l'interesse dell'osservatore completamente affascinato dalle regole di questo mondo meraviglioso.

 

 

Alessandra Rontini  


......un giovane artista che in modo autonomo percorre le aspre e difficili vie dell'arte alla ricerca di una propria indennità pittorica, che con caparbietà e umiltà cerca di concretizzare e fare propria. Le sue opere, gioiose composizioni, sia per il colore che viene utilizzato a piene mani, sia per i soggetti favolistici e fantasiosi fanno di Cerù un vero menestrello narratore.

 

Narratore di una "fantasiosa realtà", dove si possono raggiungere mete e traguardi infiniti e dove la donna, soggetto predominante nella maggior parte delle opere di Daniele, si identifica con la gioia di vivere, di sognare e far sognare(....) oltre ogni limite, oltre ogni confine.........

Andrea Lazzerini


Arte e Grafologia 2

Oltre il segno: suggestioni, simboli e significati

 

Conoscendo da anni Daniele Cerù ne abbiamo seguito con attenzione l'iter che – sebbene abbia subito nel tempo una certa modifica - ha mantenuto quell'alone di spontaneità che ne rappresenta l'asse portante.

I suoi temi si collegano in più occasioni alla realtà vissuta, connessa a fatti e a situazioni talvolta inseriti in un contesto marinaresco o lacustre ( non è casuale che viva a Viareggio ), mentre in altri casi le sue coordinate di riferimento sono gli stimoli cosmologico personaggi del mito e della fiaba “tessuti” con un elegante poetica che non stiamo a denominare “energia ludica”.

Le figure del copricapo a punta , i castelli medievali e- ancora- l'universo della danza e della musica,sono un tutto alimentato da una armonia serena che riafferma il concetto secondo cui l'arte è “ il segno della libertà interiore dell'uomo”,con l'attivo percorso che ne testimonia le precise scelte.

 

Lodovico Gierut

 

Critico d'arte e scrittore


Derutiana

(Abitare l'arte)

A cura di

Pino Bonanno

 

Daniele Cerù

Percorre la superficie cromatica con poetiche accensione per dar conto della sua innata voglia di verità e rivelazioni interiori.

 

Usa con coraggio e semplicità descrittiva il sistema della conoscenza oggettiva, esaltando il compatto registro delle relazioni e stesura coloristica a completamento della precisazione grafica.


Tra favola e colore

Il disegno è anima e rappresenta il fondamento di tutte le arti; Apro questa recensione con una affermazione tratta dalla Vite di Giorgio Vasari dove "....il disegno, padre delle tre arti nostre, architettura, scultura e pittura, procedendo dell'intelletto cava di molte cose un giudizio universale, simile a una forma o vero idea di tutte le cose della natura, la quale è rego latissima nelle sue misure,...... non solo nei corpi umani e degli animali, ma nelle piante...... nelle pitture e sculture...." L'artista Daniele Cerù, attraverso il disegno, coglie la realtà asterna nelle sue varie apparenze ed esprime nelle forme visibili i suoi concetti e le idee interiori. La fantasia si manifesta attraverso una composizione favolistica e meritevole di opere vivaci e intense, dove prevale la figura femminile e il fascino di uno scenario Naturale e Surreale. La rappresentazione sembra far parte di un tempo originale incontaminato, biblico e vicino a quello dei grandi castelli medievali. L'espressione dei volti è cosparse di gioia e stupore, arricchita dal mistero dei luoghi nei quali tutto si svolge silenziosamente. La bravura di Daniele Cerù è la capacità di saper armonizzare una tale spiccata fantasia di immagine con una tavolozza ricca e luminosa di tonalità, che luce alla natura, agli alberi dai luoghi tronchi e ai volti allungati delle anime. La linea grafica è morbida e movimentata, assistiamo alla fusione tra Anatomia e Natura, con i volti che si intrecciano e che nascono dagli stessi elementi naturali, diventando simbolici e allegorici. Nella pittura di Cerù dunque è presente anche un tocco di misticismo e simbolismo; lo vediamo nelle forme dei volti e nella sospensione delle figure nel "vortice" di una surreale immaginazione, resa attraverso i colori. Il surrealismo di Daniele Cerù consiste nel deviare la rappresentazione verso la propria immaginazione, coinvolgendo stati d'animo e sensazioni notevoli che si esplicano in secondo luogo attraverso un cromatismo semplice e puro. L'arte deve essere comunicativa e trasmettere emozioni e cultura senza enfasi e privazione, e l'artista deve saper imprimere un segno sulla tela, grande o piccolo, materico e non, facendo si ricordare nel tempo sempre e distintamente. Accenniamo ad alcuni titoli come "Un pensiero unico", Le ali della libertà", "Albero con due teste"; ci fanno pensare ad un mondo ideale circondato da sole bellezze femminili che osservo e sognano in questo spazio fantastico. Daniele Cerù conosce il disegno e la tecnica artistica, adopera tele molto ampie per esprimere al massimo la propria creatività, armonizando lo spazio con prospettive e piccole architetture, fiori e alberi. L'artista è capace di distinguersi e di creare sfera molto personale, definita da colori e figure, nella quale lo spettatore si diletta nel guardare l'opera ed è colpito da questo surrealismo fantastico, da certo alimentazione della realtà che conduce l'uomo unicamente ad immaginare e a creare secondo le "ali della libertà" creativa,.

 

 

Dott.Isabella Convertino

 

Critico D'arte


Bonjour Artiste Daniele Cerù

Bonjour Artiste Daniele Cerù

 

moi suis très content de faire bon compliments artistique,

pour la grand professioannalitè que vous avez dèmostres dans la manifestation Expò Art Nice

 

Le meilleurs compliment pour votre recherche et la qualitè de votre oeuvre, très interessant et magnifique. Le mailleurs salutation!

 

Gerard Argelier

Critique – Art Nice

 

 


Nice 2006

Il segno delle sue presentazioni pera nell'intimità delle sue sensazioni emozinali, coinvolgendo una simbologia che esprime la sua ansia del racconto con assorti sentimenti e pregevole poesia cromatiche

 

 

     Pro.Francesco Chetta


Leone d'oro per l'arte

Sirmione, 1 Luglio 2006

 

Le figure femminili di Daniele Cerù esprime tutta la sua sensibilità, con armonia di colore e ottima gestualità, riflettedovi impalpabili trame del suo sogno, palpitante di materia creativa.

 

I colori si spandono con armonia e attenta riflessione, e mete insieme ogni frammento della sua romantica visione per costruire impalpable ad eteree figure estratte dalla sua anima.

 

 

   Prof. Francesco Chetta


Mercurio d'oro 2006

I volti di donna ripercorrano attimi di espressività, attraverso la quale traspare il suo fascino creativo, rivelato dalla pennellata incisiva e ricca di frammenti simbolici.

 

Una gestualità che asseconda i ritmi della sua fantasia, osservando un buon equilibrio cromatico dalle formule evanescenti, e purificate della figurazione simbolica, frutto di una ricerca che esprime un nuovo seme con positivo.

 

 

   Prof. Mariarosaria Belgiovine


Ermitage du Riou 2007

La riproduzione dei volti, assorti in una apparente magia di espressione, evocando un innesto fantastico con intrecci di forme e colori.

 

La sua traccia ci guida ad una rapida e magnifica evoluzione del segno, comunicando con la sua fantasia, appagata dal coinvolgimento mentale e rapido della sua creatività

 

 

Prof.Mariarosaria Belgiovine


A cura di Romano Pelati, scultore

La linea grafica,i volti paesaggi e la composizione creativa fanno si che la sua Arte rappresenta un linguaggio personalizzato, dalla lettura, sia a livello cromatico che emozionale, interessante e legata, per alcuni versi, ad un fattore psicologico espressivo. L'artista Daniele Cerù trasmette ironicamente dei volti dal carattere reale e surreale ma appartenenti alla sfera personale. La maggior parte degli artisti giovani, pittori o scultori, è più libera di esprimersi; tavolta non seguono correnti pittoriche precise, bensi' si esprimono con un linguaggio creativo di pensiero e di colori che colpisce l'occhio di chi osserva. Daniele Cerù crea una buona immagine della sua terra, attraverso una punta di realismo e di forme imbevuto di valori della luce e dei colori; il suo operato non racchiude un modo silenzioso ma rappresenta un inno alla donna brillante, vistosa con i colori della natura; l'artista è capace di cogliere le espressioni vere dei fiori, della campagna e delle contadine che vivono nel mondo floreale e nella bellezza che può presentare la realtà dell'essere compositivo e creativo attraverso un arte pura. Cerù manifesta una visione pittorica molto personale, con eleganza di linee che si compongono nella poesia, e, dolcemente nella trasparenza delle donne avanescenti e formose, quasi come una sorta di modernità, vista nei vestiti lunghi e colorati e nei cappelli di buon gusto. Il segno del suo pennello conferisce calore, colore e gioia di vita all'atmosfera e all'osservazione attenta di pochi eletti

 

 Romano Pelati

 

Scultore


Le opere di Daniele Cerù ci fanno penetrare dentro ai sogni della nostra infanzia.

Come diceva Giovanni Pascoli rimane sempre in noi un " fanciullino " a testimoniare la nostra purezza d'anima.

Per Daniele invece è una fanciulla la primaria speranza che ci conduce a portare il cielo sulla terra.

Un pezzetto di cielo, una punta di stella ed ecco la nostra volonta' brilla e diventa forte,realizza un sogno e riparte da capo volando!

La poesia è entrata dentro di noi nelle sabbie e nei colori caldi degli affreschi, scalda i nostri cuori, li rende incandescenti.

Ci facciamo cosi menestrelli del cuore.

 

 

Sandra Lucarelli

Critico D'arte

 

09/04/2011 


Daniele Cerù, segni spontanei"

Nei miei tanti ricordi di bambino, spunta ogni tanto la figura di una donna di una certa età, amica senz'altro di famiglia, che ci veniva a far visita a Pietrasanta, proveniente da Massarosa, in Versilia.

Lavorava, rammento, nelle risaie di quelle zone umide, aventi una storia lontana, connessa all'età Romana.Spesso ci portava in dono dei pesci, "le tinche" che – allora – popolavano quei felici luoghi, tanto apprezzati dai pittori Virginio Bianchi e Pietro Annigoni.Il tempo è trascorso ed oggi che ho i capelli imbiancati dalle stagioni, m'è tornata dal passato tale immagine asservando – qualche mese fà – un quadro di Daniele Cerù, esposto in una mostra di gruppo organizzata, nel Pisano dall'assosciazione "ideArte". Si tratta di un'opera ad olio che rende in pieno il tempo trascorso, quasi fiabesco, con un segno/colore che s'accosta positivamente a tale mio pensiero. Piante e fiori d'acqua, l'immagine di una fanciulla un pò timorosa che pare dirigersi all'interno di un ipotetico Eden, svela una autenticità che corrisponde ad un messaggio senza dubbio giusto in questi nostri tempi in cui il rapporto interpersonale pare perdersi all'interno di una collettività asettica e frettolosa, e stanca. Il gesto di Daniele Cerù mette in ogni modo in essere una serie di opere sorretto dalla passione e dall'amore per l'arte: ecco che nasce "La cicogna", finemente accostata al dialogo femminile, e "Passeggiata a cavallo", con il mare in lontananza e fiori, e una ragazza in primo piano. I 'Segnali' di Cerù percorrono sentieri poetici abbinati alla sorpresa e all incantamento, ma ci sono pure giochi floreali, con la mongolfiera e l'aereo che non evocando idee fuggesche, bensi' armonie di un tempo che scorre, alineando nel tutto immagini liriche. Sorprende, in positivo, un lavoro in cui, pur conoscendo il titolo, osserva una ovvia figura femminile, perchè "la donna" – secondo Cerù – è un percorso pieno di simbologia che si addensano nella realtà, correndo nel passato e nel futuro: ha un cappello rosso. Il 'rosso', proprietario dell'amore e di sacrificio, entra cosi nelle sue tele. I nostri giorni, del resto sono una alternanza di luce e di colore:Cerù l'ha dimostrato tramite una tale auto mia maniera, da meritare un apprezzamento di chi ora scrive, e soprattutto da tutti coloro che, in definitiva, daranno un ulteriore giudizio.

 

 

Lodovico Gierut

Critico d'Arte e scrittore

 

 


Ancora d'arte .....e di grafologia

Lodovico Gierut e Lorella Lorenzoni

 

 

Daniele Cerù: Lettere che si staccano difese e intervallandosi con il bianco, delicatamente indietreggiano, aste che affondano nella zona inferiore, finali che si assottigliano. L'animo è sostenuto dal dialogo interno e timidamente pare vagheggiare tra passato e presente con fremito e intensità


Golden Palm for the Visual Arts

Radisson Blu Nice - Cote d'azur ( Francia )

L'artista affianca il suo simbolismo alla straordinaria capacità di suggestione cromatica dal suo racconto gestuale.

Il suo ritmo narrativo, ci permette di indagare nelle sue espressioni pittoriche, attraversando forme, colori e vibranti trame ricche di quell'essenza creativa che proietta ogni evocazione naturale, per  trasformarla in efficaci sequenze generative.

Opera premiata: Guardare il cielo.

Mariarosaria Belgiovine

( Coordinatrice eventi Artexpò Gallery )


IL PENSIERO DELLA CRITICA D'ARTE SANDRA LUCARELLI SULLA MOSTRA DI DANIELE CERU':

Così come un sogno o come un gioco gli universi si condensano nella loro più sublime poesia! Cromie intense, come musica scandita da un metronomo nei suoi ritmi più vivaci di forme e di colori, note spesso delicate dove le stagioni ritrovano le loro caratteristiche che si potrebbero evidenziare in composizioni di Vivaldi.
C'è, nelle opere di Daniele Ceru' e nella sua tecnica mista, un'amalgama di emozioni e sensazioni, aperte a ventaglio sulle pagine del libro - vita.
Modelli in cui non c'è notte né declino ma un correttivo di speranze che fanno navigare la fantasia sulle rotte di mondi lontani, spesso fiabeschi.
Una ricercata sintesi di filosofie paniche, un trionfo del giorno vissuto come l'epica di un poema.
La figura femminile, la fanciulla è la chiave di volta dei nostri archi esistenziali, è oltre ogni modello pittorico di femminilità che parte dagli impressionisti, attraversa la donna con l'ombrellino di Monet e l'archetipo di Madre Natura e Madre Terra.
Queste figure di fiori e di fanciulle diventano appunti artistici, mappe filosofiche e filosofali, mediazioni alchemiche, dispense educative dentro una mistica metafisica.

Sandra Lucarelli

 


La dinamica pittorica di Daniele Cerù

Daniele Cerù dipinge per il sicuro piacere di pitturare e per l'intima esigenza di dialogare con i personaggi del proprio mondo attraverso un suo specifico linguaggio di colori e forme.

Le sue molteplici opere sono tutte e sempre improntate ad una sincerità di sentimenti e a una apparente semplicità espressiva che rende le sue composizioni chiare e suadenti.

I suoi paesaggi, tutti affascinanti nella loro agreste o marina bellezza, vanno al di là del freddo costruttivismo e attingono a piene mani da una innata dolcezza poetica presente in questo artista.

Le figure di donna, poi, risultano sempre morbide e fluttuanti nella loro serenità e dolcezza cromatica.

Cerù è un pittore che si colloca nell'ampio arco della pittura figurativa ma con un atteggiamento del tutto personale ( frutto di una lunga e costante ricerca tecnica ) che ha reso ad oggi le suo opere veicolo di pura comunicazione emozionale.

Attraverso tutti questi elementi Cerù afferma quindi la sua personale concezione positiva e persino ottimista della vita che giunge fin dentro ai nostri cuori.

 

Pisa 24.04.202

Massimiliano Sbrana